La guida di viaggio di Ginosa

Genusium, posta al centro tra Taranto e Metaponto, capitale della Magna Grecia è famosa anche per aver dato asilo a Pitagora, aveva mura e templii agli idoli innalzati e quello a cui rendea speciale culto era il dio Giano

(Sesto Giulio Frontino)

Introduzione

In questa guida potrete ammirare una Ginosa inedita, una terra autentica da vivere a 360 gradi tutto l’anno.

Nella seconda parte troverete tutte le informazioni necessarie per trascorrere un soggiorno in totale relax.

Scaricala gratuitamente e portala sempre con te.

Cenni storici su Ginosa 

Ginosa in passato è stata un punto d’incontro fra gli antichi apulo-lucani e greci. 
L’origine del posto non è chiara anche per la mancanza di documenti che, seppur frammentati, sono andati distrutti in due incendi: il primo ad opera dei briganti nel 1806 e il secondo nel 1857 .
Nonostante la mancanza di documenti, sappiamo che Ginosa fece parte della Peucezia ai tempi di Plinio e Frontino nel suo libro “ De Colonis”.
Ginosa ​è conosciuta per la sua gravina, ​la città scavata che circonda l’antico e il moderno abitato a ferro di cavallo dove ammiriamo la chiesa Madre incastonata come una perla nelle grotte sottostanti, e il castello che si erge sulla parte antica della Città.
La gravina formatasi per effetto delle acque meteoriche è composta dall’80% da un tipo di roccia sedimentaria chiamata calcarenite con una consistenza friabile e molto facile da scavare. Ed è proprio questo tipo di roccia che ha permesso sin dalla Preistoria l’insediamento dell’uomo.
Cosimo Damiano Fonseca, noto esponente degli studi del Medioevo, definì Ginosa:”​Ginosa antica si presenta come un’autentica città trogloditica; numerose grotte in parte manipolate, in parte crollate si stagliano sugli spalti; un sistema di viuzze e di scale segue il rapido declino della collina e consente l’accesso alle grotte disposte simmetricamente sul tessuto caveoso ​ ”.

L’abitato era costituito da gruppi sparsi di capanne a pianta ovale o rettangolare. Nel IV a.C i rapporti tra Ginosa, Taranto e Metaponto divennero più frequenti. Successivamente, per oltre un cinquantennio, tra Taranto e le popolazioni iapige,di cui ne faceva parte anche Ginosa,ci fu una grave crisi che culminò in una guerra sanguinosa,contrassegnata dalla sconfitta di Taranto e della sua alleata Reggio ad opera dei Messapi e dei Peucezi. Nel IV secolo a.c Ginosa ebbe una crescita economica importante tanto da determinare la formazione di piccoli centri abitati le cui tracce sono state scoperte in alcune località :masseria Frisino, Lama di Pozzo, masseria Girifalco,masseria Strada.

Verso la fine dell’età Repubblicana, ci fu una riorganizzazione del territorio, favorendo così la nascita delle villae rusticae. Infatti, a Ginosa , nei pressi della Madonna Dattoli e Roccavetere sono stati rinvenuti tratti sotterranei di acquedotti. Verso la fine del X secolo e nelle prime decadi del secolo successivo,l’Ellenismo divenne cultura prepoderante anche a Ginosa come dimostra la presenza di case grotta e di chiese rupestri di gusto bizantino e latino, come le chiese rupestri di Santa Sofia e Santa Barbara, ad oggi visitabili.

Periodo Vicereale

Durante la baronia di Antonio Grisone, a Ginosa furono edificati il​castelloelachiesa Matrice.
Nel 1553 Antonio Grisone morì e il feudo passò al figlio per eredità che lo tenne per due anni,perchè le fu confiscato prima di cadere sul patibolo. Il 20 febbraio del 1556 ,Carlo V, re di Spagna, fece donazione del feudo di Ginosa all’ammiraglio genovese Antonio Doria.
Il 25 marzo 1596 il marchese Giambattista Doria morì e Ginosa passò al figlio Antonio Durante. Nei primi anni del XVII secolo, i frati minori cappuccini fecero costruire nell’odierna piazza Marconi un importante convento con attigua chiesa intitolata a Sant’Antonio da Padova.
Antonio Doria per liberarsi dai debiti che aveva accumulato ,vendette il feudo alla moglie, ma la vendita fittizia non ebbe alcun successo.

Ginosa- 1584


Il feudo fu acquistato per 150,00 ducati da Geronima Doria e da suo marito Filippo Spinola. Morto quest’ultimo,il feudo passò al figlio Paolo e poi al figlio Carlo Filippo.Sotto di lui furono edificate la ​chiesa di Sant’Antonio nella Piazza Vecchia e di San Leonardo Nuovo sull’omonima chiesa rupestre del Casale​.
Il 6 ottobre del 1765 per decreto di Papa Urbano VIII la Vergine S.S del Rosario fu ufficialmente proclamata Patrona di Ginosa, in sostituzione di Santa Veneranda.
Nel 1816 con regio decreto del 6 novembre, l’ex convento dei Padri Agostiniani fu dato in proprietà al Comune che lo destinò a sede preposta come ufficio del carcere e el giudice.
Tra gennaio e maggio del 1820 le famiglie nobiliari fecero erigere a centro della piazza con una spesa di 108 ducati ,​la torre civica con l’orologio a tre piani​. In quell’anno la chiesa Madre venne chiusa al culto. Negli anni a seguire vennero abbattute altre due chiese: nel 1828 fu demolita la chiesa della Madonna del Carmine, e nel 1834 la chiesa della Madonna del Purgatorio, gravemente dissestata a causa di un cedimento di via Matrice.
L’unica tela rimasta è conservata presso la chiesa di San Giuseppe in via Garibaldi ed è ​“La Madonna con anime purganti “ ad opera di un seguace di Angelo Solimena.

La Madonna con anime purganti – l’opera si trova nella chiesa di San Giuseppe.

 

Il 1857 per Ginosa fu un anno terribile

L’11 gennaio le piogge insistenti e le infiltrazioni determinarono il crollo del Casale e la morte di 19 persone. Il  1 marzo un incendio si sviluppò presso la parrocchia, alloggiata nell’odierna Chiesa dei Santi Medici. In quel tragico evento andarono persi gran parte degli arredi e molti documenti dell’archivio. I guai per Ginosa purtroppo non erano terminati. Il 16 dicembre un forte terremoto colpì la Puglia, Basilicata e Ginosa, dove il rione Casale franò definitivamente. Fortunatamente, non ci furono morti perchè gli abitanti erano alla Novena di Natale.  Con il crollo del Casale gli abitanti (non tutti) furono costretti a trasferirsi.

1862 Periodo post unitario

Il 2 febbraio del 1862 , il sindaco di Ginosa, Vincenzo Strada, inviò al marchese Spinola un’istanza per conto del Comune per la donazione di un locale adibito a ex mulino,situato accanto al Palazzo Mazzaracchio (su Corso Cavour – dove si trova forno Ottocento) per farne un teatro. Data la risposta positiva,il 16 maggio fu stipulato un atto di donazione dell’immobile a condizione che il futuro teatro fosse intitolato ​Alcanices ​e che il palco centrale in seconda fila fosse sempre a disposizione del legale rappresentante del marchese. Il teatro fu inaugurato nel 1872 con 90 posti a sedere in platea e due ordini di palchi. Il 6 dicembre del 1877 la chiesa Matrice subì un furto di tutta l’argenteria.

Nei primi anni del 900, si iniziarono a costruire strade,a bonificare paludi di Stornara e Roccavetere. Il 25 aprile del 1926 si pose la prima pietra per la costruzione della ​Chiesa dei Santi Medici. Nel 1958 il Prefetto di Taranto emanò un’ordinanza per completare lo sgombero del Casale. Un anno dopo, i SS Medici furono proclamati Patroni di Ginosa. Negli anni 60 nella nuova zona Poggio fu benedetta la Chiesa Cuore Immacolato di Maria. In quegli anni Ginosa iniziava a guardare al futuro.

La Gravina di Ginosa: dal Casale alla Rivolta

Ad oggi la Gravina di Ginosa si presenta con una struttura urbana identificabile in due capolavori ​d’ingegneria idraulica e architettura al negativo (case grotta)​: ​rione Casale e Rivolta. Il Casale è noto per la Passio Christi, ma nel passato ha subito una serie di cambiamenti legati ad alluvioni e terremoti.  Le abitazioni in grotta (quelle poche rimaste) presentano principalmente due vani ,una stalla sul retro e un grande camino che fungeva da cucina e ritrovo della famiglia. Tra le chiese rupestri c’erano la chiesa ​Santa Domenica e su uno spalto più alto la chiesa dei Santi Medici. Nel 1500, un forte aumento demografico fece nascere una nuova struttura abitativa:​ la casa grotta per metà scavata e metà fatta di muratura con il materiale dello scavo (architettura al negativo). Il Casale purtroppo crollò definitivamente nel 1857 , ma gli abitanti abbandonarono “il vivere in grotta” solo nel 1957 per un’ordinanza del prefetto di Taranto.

 

Percorrendo l’alveo della gravina, noterete una​ incisione naturale​ che assume le sembianze di un uomo che urla. Una volta c’era il nido del corvo.

 

 

La Rivolta

Il villaggio Rivolta,​ secondo gli studiosi​,​ è uno dei siti rupestri più importanti d’Italia. Presenta cinque piani terrazzati per un totale di 66 grotte dove sono ancora visibili i canaletti scavati nella roccia per l’approvvigionamento idrico presso le cisterne a forma di campana. Ogni grotta presenta dei grandi camini che fungevano da cucina , ma sono ancora visibili mensole,ipogei ,  forni , chiese, frantoi, magazzini.

 

 

Di fronte alla Rivolta, si trova ​l’antico Tratturo delle Murge ristrutturato tra il 1994 e il 1998 dai volontari della Legambiente,successivamente in parte distrutto dall’alluvione del 2013. Questa strada era molto importante perchè serviva per raggiungere gli orti e le ​chiese rupestri di Santa Sofia e Santa Barbara.

 

Le chiese rupestri: Santa Sofia e Santa Barbara

La chiesa di Santa Sofia​, seppur in condizioni non ottime, mostra una pianta semplice e quadrangolare sottolineata subsella e la volta è attraversata da due costoloni piatti ortogonali. Gli affreschi purtroppo non permettono alcuna datazione poichè la gamma cromatica originaria è scomparsa. Sulla parte che funge da facciata, a sinistra dell’arco, è rappresentata Santa Sofia, di gusto prettamente bizantino.

 

Nell’abside, sull’altare, è raffigurata ​la crocifissione ​dove Cristo è inchiodato ad una croce a T fra tre angeli in volo che raccolgono calici di sangue che stilla dalle mani e dal viso. La crocifissione è il centro dell’angoscia di Maria Magdala, inginocchiata insieme a tre pie donne, di cui due sorreggono Maria Salomone. Dato il forte pathos che travolge tutte le figure, questa composizione non può essere ricondotta all’iconografia bizantina , ma è da inserire tra i più pregevoli esempi di scuola pugliese.

 

La chiesa di Santa Barbara trova più a nord si trova la chiesa di Santa Sofia con un’aula dall’insolita iconografia ovale. Gli affreschi chiaramente bizantini,databili al X e XII secolo, non offrono elementi a riconoscere i santi raffiguranti. Sulla facciata, situata all’ingresso,si rileva la scritta Santa Barbara.

 

La chiesa Madre

La Chiesa Matrice di Ginosa, sorge sub titulo di San Martino di Tours a spese dell’Università tra il 1949 e il 1551.Il 6 ottobre del 1765,con l’elezione a Patrona di Ginosa della Vergine del SS. Rosario, la chiesa assunse l’odierno titolo della chiesa della​ Madonna del Rosario​.
Nel 1813 la chiesa fu abbandonata dal clero e fu chiusa al culto per 40 anni. Dal 1860 la chiesa fu risanata e riattivata nelle sue funzioni liturgiche, ma nel 1877 subì un furto di tutta l’argenteria.
Nel 1948 la chiesa diventò parrocchia.
La facciata è tripartita da paraste, il portale è supportato da una lunetta sovrastata da un dipinto del 500 di San Martino a cavallo​. Volgendo lo sguardo a destra si trova ​un dipinto di San Cristoforo con Bambino Gesù​, nonostante il tempo abbia sbiadito l’affresco, rimane il suo dolce viso.

 

Le cappelle della chiesa Madre 

 

Il castello o palazzo baronale

Quando il Casale era ormai un paese, Roberto il Guiscardo verso il 1080 vi fece costruire il castello, un simbolo della difesa del paese e abitazione del conte. Si erge ancora tutt’oggi sulla sponda della Gravina e domina su tutto l’antico paese nell’arco del Casale e della Rivolta. La parte posteriore è a base trapezoidale e strapiomba nella Gravina. In questo masso del sottosuolo c’erano antri, caverne, carceri che oggi nell’immaginario dei ginosini rievocano terrore con il solo pensiero che erano imprigionati dei cittadini. Nel 1500 Ginosa divenne baronia particolare e il castello passò ad abitazione degli agenti baronali o marchesali. Ad oggi il sito è in fase di ristrutturazione e di conseguenza è chiuso alle visite, ma è possibile ammirarlo da via Garibaldi e via San Giovanni.

Il castello visto da via Garibaldi

 

Il castello visto dai meandri della gravina

 

Piazza Orologio

Proseguendo per Corso Vittorio Emanuele o via Garibaldi (denominata la via delle Monache) giungerete presso la meravigliosa Piazza Orologio. Tra la metà dei Seicento e gli inizi del Settecento a Ginosa fiorirono l’agricoltura e le attività artigianali. I figli delle famiglie nobili andarono a studiare a Napoli e intanto si formava una nuova classe sociale. Con la caduta del feudalesimo le famiglie: Giancipoli, Strada, Miani, Sannelli, Tarantini decisero di abbattere il palazzo del Sedile per costruirvi piazza Nuova, l’attuale piazza Orologio (1820). Quest’ultima divenne il fulcro della Ginosa Ottocentesca.

 

Questo è il vecchio meccanismo di Torre dell'Orologio (1888). Fu recuperato nel 2016 da Stefano Venezia e Nicola Piccenna e restaurato agli inizi del 2019 da Francesco Posa.
Questo è il vecchio meccanismo di Torre dell’Orologio (1888).
Fu recuperato nel 2016 da Stefano Venezia e Nicola Piccenna e restaurato agli inizi del 2019 da Francesco Posa.

 

Via Garibaldi

Via Garibaldi una volta si chiamava “la strada delle monache” in ricordo del conservatorio della S.S Vergine dove le monache si ritiravano a preghiera. In quel tempo questa strada era una delle più importanti di Ginosa ,perchè in quella zona il paese iniziò ad estendersi e in più collegava la piazza Nuova dove abitavano le famiglie benestanti. Secondo alcuni studiosi, via Garibaldi era la via decumana di Ginosa dove molto probabilmente passava il decumano massimo. Ad oggi, soprattutto la parte antistante il castello, si presenta come un posto stupendo, silenzioso e con una vista mozzafiato di via San Giovanni e della Rivolta. E proprio quella via vi introdurrà in via Matrice.

 

 

La chiesa di San Giuseppe

 

Lungo via Garibaldi, si trova la chiesa di San Giuseppe, edificata intorno al 1797,intitolata alla Vergine Addolorata. Nella seconda metà dell’Ottocento, quando si definì una certa vocazione per San Giuseppe, prese il nome del Santo Patrono. La cappella fu annessa all’adiacente ritiro dell’oblate ,fondato nel 1750 e rimasto attivo fino al 1845 ,l’anno in cui morì l’ultima monaca con la conseguente chiusura del convento. La chiesa all’interno presenta una semplicità architettonica con tre opere restaurate molto recentemente: lo sposalizio della Maria e Giuseppe, l’adorazione del bambino in un’atmosfera notturna e di pace che solo il Natale può dare e la Sacra Famiglia.

 

“Lo sposalizio della Vergine” ripropone la parte centrale dello “Sposalizio della Vergine” di Raffaello Sanzio del 1504. Il brano pittorico di Vito Malvani riprende Maria vestita di rosso e azzurro e con un velo leggero che copre il capo.Giuseppe, raffigurato in abito grigio-lilla ocra, regge il giglio, segno di purezza.

 

A destra dell’altare maggiore ,Malvani ha voluto riprodurre “L’Adorazione del Bambino” realizzata tra 1619 e il 1620 dal pittore olandese Gerrit Van Honthorst. Gesù Bambino è adagiato su un panno bianco che poggia sulla mangiatoia ,adorato da due angeli e da Giuseppe e Maria. Il dipinto emana un’atmosfera di pace e dal Bambino si sprigiona una luce che illumina i volti.Il messaggio che sembra trasmettere è Gesù “luce del mondo”.

 

L’abside della chiesa di San Giuseppe è dominata dalla “Sacra Famiglia” realizzata a devozione di Carmelo Bellacicco. Il piccolo Gesù posto al centro della composizione è un punto di convergenza. Maria e Giuseppe mostrano con orgoglio al popolo di Dio il loro Bambino.

 

La chiesa di Sant’Antonio 

A pochi passi da piazza Orologio, si trova la chiesetta di Sant’Antonio, realizzata nel XVII secolo su un preesistente impianto ecclesiastico. E’ costituita da una sola navata dalla pianta rettangolare,con volta a botte e sormontata da un campanile a vela. Ogni anno,il 13 giugno, lo spazio antistante la chiesetta si riempie di fedeli per assistere alla celebrazione eucaristica e alla benedizione dei panini.

 

 

celebrazione eucaristica il giorno di Sant’Antonio

Il museo del barbiere e parrucchiere 

Proseguendo lungo corso Vittorio Emanuele,troverete il museo del barbiere e parrucchiere , un fiore all’occhiello di Ginosa. Il museo è uno dei tre musei della categoria in Europa e conserva gli attrezzi da lavoro risalenti al 1800 utilizzati dal Maestro Vittorio Brunone e altri più recenti di proprietà di Tonino Scorpati, noto parrucchiere di Ginosa e Cavaliere al Lavoro 1997.

 

 

La chiesa di Santa Maria Dattoli 

La chiesetta Santa Maria Dattoli da quanto si evince da alcuni testi risale al XI secolo e proviene da un quadro religioso benedettino. Purtroppo i diversi interventi di restauro a più riprese hanno snaturato del tutto l’edificio da come era originariamente. L’unico affresco che conserva all’interno è l’immagine della Trinità che incorona la Vergine riconducibile al 1604. L’affresco raffigura l’Eterno e il Cristo , mentre nella terza figura è identificata nella Vergine.

 

La Chiesa di San Leonardo e Mater Domini

Il complesso monumentale intitolato a Maria Mater Domini ed a San Leonardo si erige sul masso di San Leonardo,conosciuto una volta come il masso dell’Antica. Il complesso è costituito dalla chiesa inferiore e una superiore.

Il complesso inferiore è una cripta rupestre scavata nel masso risalente al XV secolo con un avamposto in muratura risalente al 1764. Sulla facciata posta di fronte all’ingresso,in un sotto arco si trova un sepolcro vuoto con l’affresco di San Nicola. La cripta è dotata di una piccola sacrestia e da due altari maggiori ,di cui il primo, scavato nel masso, risalirebbe al 1764, la data che si legge su una cornice dipinta che ritrae l’immagine di Cristo ,tra la Vergine e Giovanni Battista. L’altro altare ,coperto dal primo,è di epoca successiva, in tufo dove si notano delle lettere MMD (Maria Mater Domini) la cui chiesa è dedicata .

La chiesa superiore è costituita da una sola navata realizzata alla fine del XIX secolo, nel 1890 circa. Dopo la prima guerra mondiale la famiglia Giannatelli donò alla chiesa la statua di San Leonardo . Nel dopoguerra ,c’erano molti giovani reduci ed ex prigionieri che seguivano la processione in onore del Santo al quale raccomandavano i giovani ginosini ancora in prigionia.Per tale motivo, la chiesa pur essendo Mater Domini, ha assunto la denominazione di San Leonardo. Ogni anno, il giorno di San Leonardo, presso l’omonima chiesa si svolge la messa e poi una piccola processione.